Stamattina mi è toccato uscire per andare a fare la spesa. Sacrificio che sono riuscito a ridurre a due sole volte al mese. La colpa è della verdura, per quanto abbia scoperto che i cubotti di foglie surgelate (specie spinaci, ma si trova anche altro) sono una valida alternativa a quella fresca. Però, se vuoi mangiare l' insalata, melanzane, pomodori, zucchine, ti tocca uscire per forza. Per non parlare di cipolle, aglio e patate!!
Per consolarmi del sacrificio compro, ogni volta, un bel pescetto: oggi ho trovato un cefalo dall' occhio ancora vivo. Lo cucinerò in forno, in un cartoccio di carta stagnola insieme ad uno spicchio d' aglio, un po' di prezzemolo, sale e pepe, qualche fettina di limone e tante di pomodorino pachino. Anche un filo d' olio, ovviamente.
Il bello della cottura al cartoccio è che è impossibile sbagliarsi e che puoi sbizzarrirti coi condimenti. Ogni tanto la butto sull' indiano spinto e allora via di curry e cardamomo.
Io adoro il pesce, da sempre, di qualsiasi tipo, dal più prezioso, al più umile (per esempio, una grigliata di sardine da mangiare poi con le mani è godimento allo stato puro). E mi piace con qualsiasi tipo di cottura. É l' unico punto fermo della mia vita culinaria, nel senso che, per tutti gli altri cibi, vado a periodi: usi intensivi intervallati da lunghi altri (a volte persino anni) di ripudio totale.
Col pesce non è mai successo! Ma la spiegazione è ovvia: non sono mai riuscito a "strafogarmi" di pesce, come faccio, a turno, con tutti gli altri cibi. Il pesce è complicato da reperire, complicato da conservare, complicato da preparare, complicato da smaltirne gli scarti. Vabbe', meglio così: gli amori difficili, contrastati e, soprattutto "consumati" raramente, sono gli unici eterni.