LO SCHIANTO DELLE CARAMELLE è ben fatto. La scrittura è efficace, i personaggi sono costruiti così bene che sembrano materializzarsi. Ma dei tre racconti, è IL VETRO quello che mi è piaciuto di più. La cosa bella è che il lettore non segue un banale raccontino, ma può personalizzarlo e integralo con la propria fantasia e le proprie emozioni. Quando un opera sfugge al controllo dell'autore e acquista vita propria è un gran risultato.
Il protagonista del racconto potrebbe essere una persona, incapace di accettare la realtà, che si rifugia in un mondo virtuale. Cerca disperatamente di tornare alla normalità, ma il tentativo non va a buon fine. La rottura del vetro potrebbe significare la fine di tutto. Ma probabilmente non è così. La realtà descritta nel racconto è troppo brutta per essere accettata. E poi c'è la canzone di Lou Reed, che non è senza speranza. La rottura del vetro può essere un nuovo inizio.
Forse, se ho capito bene, Stefano Massaron non è poi tanto pessimista. La sua distopia è più vicina a quella di Bradbury che a quella senza speranza di Orwell.
I racconti distopici, allo stesso modo di quelli utopici, fanno riflettere e, quindi, nella comprensione della realtà che ci circonda, sono più efficaci di un racconto realistico.
L'utopia, nel mostrare una società ideale, evidenzia le storture di quella reale.
La distopia, in realtà, parla già del reale: è la proiezione del presente.
A volte gli scrittori distopici sono veri e propri profeti. Temo che ormai manchi poco alla piena realizzazione dell'incubo orwelliano.
Una biografia, una cronaca, un libro di storia non sono più veritieri. La narrazione dei fatti è inevitabilmente distorta dal narratore, per quanto questi cerchi di essere il più possibile intellettualmente onesto. Anche il lettore le cose le capisce a modo suo. Pregiudizi, condizionamenti ideologici (per meglio dire, veri e propri lavaggi del cervello) ci impediscono di cogliere la realtà. Non potrebbe essere altrimenti: non siamo perfetti. E più crediamo di conoscere la verità e più riponiamo fiducia nell'evidenza (??) scientifica, più ce ne allontaniamo.
Serebbe bene, ogni tanto, rileggere IL MITO DELLA CAVERNA di Platone.
Eh si. Gli antichi avevano capito qual'era la natura umana. Noi abbiamo finito per dimenticarcene.
Sto diventando logorroico e mi fermo. Non voglio mettere a dura prova la vostra pazienza. Concludo augurando al nostro ineffabile @
Doublecrash le migliori fortune come scrittore.