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Secondo mè la tua meraviglia dipende dalla tua esperienza che dipende da scelte tecniche "storiche". Quando non c'erano i circuiti step-up il vincolo principale era la cella LiIon ovvero i suoi 3-4.2 V: non c'era spazio per ciò che una LiIon non poteva far funzionare.
Siccome potenza P, resistenza R e tensione V sono legate dalla relazione
P= V2 /R
e V non lo potevi scegliere, per regolare la potenza potevi agire solo su R.
Venendo all'esempio che lascia sbalordito, se scegli P=26 W ed R= 2Ohm, ottieni V=7.2V valore ben superiore alla tensione che una LiIon è in grado di fornire sotto carico. Pertanto, fino a qualche anno fà tale soluzione non poteva essere presa in considerazione.
In altre parole la consuetudine corrente è ancora influenzata dalle scelte dei pionieri del vaping fatte in presenza di limiti tecnici che non ci sono più. Ed è la consuetudine a formare le aspettative (tanta potenza == bassa resistenza).
Non proprio Igi. Il conto lo avevo fatto e proprio questo mi aveva sorpreso. Il mio stupore è dipeso dall'esperienza pratica, questa sì "storica". Quando utilizzavo i vecchi tubi Innokin, Vamo associati agli altrettanto datati tank tipo Vivinova, Iclear30, superare i 3.8 Volt significava andare incontro a steccate paurose con resistenze da 1,8 - 2,4 Ohm. Alla luce di quanto vedo dal calcolatore e da quanto mi dici devo desumere che le steccate di allora dipendevano in parte dalla capillarità delle coil di quegli atomizzatori che oggi possiamo forse considerare "rudimentali", ma in misura maggiore dalla distribuzione della potenza sul materiale utilizzato per la coil. Poche spire di materiale molto sottile minore lunghezza del filo: flusso di calore alle stelle.
le prime sigarette elettroniche erano Ego/Cigalike a mosfet e andavano da 3.2V a 3.5V, chiaramente la resistenza era alta, la potenza bassa, soddisfazione minima e tutti volevano più potenza più calore più Watt.
