Bruttissima! A me è capitato un paio di volte quando mi sono trovato intrappolato in mezzo alla gente. Una volta, sicuramente, all' affollatissimo matrimonio di un parente: un vero incubo! Guardavo gli altri e non li vedevo, lo stomaco attorcigliato, la disperazione nella testa. La seconda non la ricordo, ma doveva essere una circostanza davvero pessima se ho dovuto rimuoverla. Ricordo solo di aver sofferto ma non come e quanto, per fortuna....
Beh, qui il discorso si complica: si parla di solitudine in mezzo alla gente.
Sai, io sono un tipo a tratti introverso, mi è capitato spesso di stare a contatto con la gente e non riuscire ad inserirmi, vuoi perchè io non gettavo l'amo per primo, vuoi per indisposizione degli altri...è una sgradevole sensazione, ma me ne sono fatto una ragione. Forse perchè sono situazioni brevi e a piccoli tratti.
Discorso diverso è quando ti senti solo e isolato dal mondo. Ricordo bene un giorno delle superiori, sarà stato nel 2000/2001, che arrivai a scuola e trovai i cancelli chiusi, con i sigilli della polizia: scuola messa sotto sequestro per una settimana in seguito alla denuncia di una mamma che lamentava la caduta di un pannello del soffitto sulla testa della figlia. In realtà nulla di grave, ma tutti stracontenti per la chiusura della scuola e conseguente settimana di vacanza. Dopo il lungo viaggio di ritorno con il pullman vado a trovare un amico che lavorava in un bar/tabaccheria, e passo 1-2 ore a chiacchierare. Complice l'umore del momento, mi comprai anche un pacchetto da 10 di catramose. Finito il breve momento di compagnia, arrivai a casa. Accesi il pc, con lunga attesa per la partenza del sistema, collegai la vecchia 56k e iniziai a cercare informazioni riguardo agli schemi elettrici per la costruzione di amplificatori per chitarra valvolari (un mio professore di laboratorio mi aveva messo in testa che era possibile costruirlo). Con la lentezza estrema della connessione trovai giuste 3 cose in 3 ore. Mangiai, il pomeriggio cercai qualche cagata riguardo alle tecniche di hacking (cosa che andava quasi di moda ai tempi), sempre con una lentezza cosmica e la paura di beccarsi qualche virus pur stando attenti, poi non seppi più che fare. Qualche partita ai quei pochissimi videogiochi che ebbi, sempre con la lentezza estrema data dal pc, e poi nulla. Ricordo che avevamo una sola tv in casa e ci si piazzavano davanti i miei genitori a guardare soltanto fiction della Rai e robe del genere. Un'altra piccola tv c'era ma in una posizione scomodissima, il che mi faceva passare la voglia di usarla. Amavo da morire la musica heavy metal, con tutta l'anima, ma non riuscivo ad ascoltarla perchè non riuscivo a recuperare nessun formato musicale. Cari miei, i cd costavano assai e li trovavi solo in negozi specializzati, lontani da casa, non avevi un mezzo di trasporto e inoltre non conoscevi nemmeno gli artisti per cui quei rarissimi acquisti spesso si rivelavano sbagliati. Scaricare da internet neanche a parlarne, costava carissima la connessione, come una chiamata interurbana, ed era lentissima. Poi non esistevano ancora i sistemi per poterlo fare. Amavo da morire la chitarra come strumento musicale, ma i miei genitori non volevano comprarmela perchè dicevano che mi sarei stufato subito (cosa mai successa con qualsiasi cosa che abbia avuto). Ero anche appassionato di elettronica e di computer, ma più che stare su internet a cercare e non trovare mai niente, oppure qualche piccolo videogioco, non sapevo come poter far progredire le mie passioni. Libri interessanti non ne avevo, e nemmeno amavo leggere perchè non trovavo mai un posto comodo dove potermi mettere (poi dopo ore di scuola non hai voglia di metterti sui libri), in biblioteca non avevano testi tecnici e a me interessavano solo quelli. Film in casa non ne avevo, a parte qualche commedia su VHS che registrai da piccolo dalla tv come il classico "Mamma ho perso l'aereo" rivisto 100 volte già anni addietro. Quindi la mia prospettiva era di rassegnarmi alla triste fiction in compagnia dei miei genitori oppure sprecare il tempo sul pc senza in realtà avere nulla da fare. Gli amici non c'erano, in settimana non potevano uscire mai, già nei weekend li vedevo poco nonostante avessi una voglia tremenda di uscire e tutti i venerdì/sabato sera loro dovevano rientrare presto, per cui: tristezza infinita. Ah già, gli smartphone non c'erano, anzi, i cellulari erano agli albori ed ebbi il mio Nokia 3310 soltanto un anno dopo. Ricordo di aver trascorso quella settimana chiuso in casa come un momento in cui non sapevo davvero come ammazzare il tempo. Arrivavo alla sera quasi sfinito dalla noia, tanto che andavo a letto e non mi badavo di andarmi a lavare o cambiarmi di abiti, tanto il giorno dopo non avrei avuto nulla da fare. Una settimana che poteva sembrare inizialmente bella, invece è stata davvero pesante. Ecco, questa io la chiamo solitudine. C'è voluto tempo perchè le cose cambiassero, ma quando ci ripenso, a volte, capisco bene il perchè mi sentissi così.