Quando le famiglie di mio padre e mio zio vivevano ancora insieme nella casa di mio nonno, alla nonna - superstite padrona di casa - era impedito di partecipare alle spese, con una sola eccezione: il caffè lo comprava lei.
Nel caso vi steste chiedendo cosa ci fosse di strano in questo, vi faccio presente due cose: la prima è che i supermercati ancora non esistevano e che il caffè era venduto nei negozi specializzati, ovvero: nelle cosiddette "Torrefazioni". Il caffè arrivava crudo e in sacchi e il rivenditore doveva tostarlo e poi venderlo in eleganti sacchetti.
La seconda cosa era che del caffè, in casa nostra, si era fatto un rito, specie dopo gli anni della guerra, in cui era scomparso, sostituito dalla cicoria! Potrei arrivare a dire che il caffè era l' unico lusso che la nostra famiglia poteva permettersi: mia nonna era una maestra di scuola, mio zio ancora un tirocinante e mio padre un capitanuccio dello scassato esercito sopravvissuto alla guerra.
Insomma due statali + un aspirante avvocato che, praticamente, lavorava gratis per un importante studio legale della capitale.
Sto parlando dell' Italia precedente al boom economico: se non avessimo avuto le derrate alimentari che arrivavano dal paesello, ce la saremmo vista davvero brutta.
Mio padre girava in moto e mio zio usava la macchina di famiglia, una Lancia Aprilia nera, unica vestigia del passato benessere di prima della guerra, conservata perchè era indispensabile a mio zio per andare a scopare la Letizia, nei we al paesello e a guadagnare qualche pollo e qualche forma di formaggio dai suoi clienti contadini. E ovviamente l' auto serviva anche a portare viveri in città.
Insomma, se non potevamo dire di essere alla miseria, perchè il cibo non ci mancava, il caffè di ottima qualità era l' unico lusso che potevamo permetterci e lo pagava la nonna.
E indovinate chi accompagnava la nonna al grande acquisto rituale? Il piccolo Paolo, il suo cocco, con cui convideva la stanza da letto. La nonna, quel giorno, si metteva tutta in ghingheri, anello d' oro massiccio e diamantini, filo di perle e orecchini d' ordinanza e, udite udite, la stola di due pellicce di volpe argentata, comprese di teste, con occhietti di vetro e bocca trasformata in clip, per agganciare l' una alla coda dell' altra ....
Inutile dire che gli animalisti, allora, non esistevano ancora. Miracolo se qualcuno cominciava ad indignarsi per lo sterminio degli ebrei e del trattamento riservato ai neri, in varie parti del mondo. ... Pardon, allora erano negri, non neri ...
Uscivamo di casa, io con le brachette e il cappottino sempre un po' stretto ma con la faccia rossa dallo strofinamento subito in stanza da bagno e i capelli rigorosamente impomatati, in modo che la riga e il ciuffo rimanessero perfetti per tutto il tempo dell' uscita.
Ricordo che andavo molto orgoglioso della bellezza ed eleganza di mia nonna, quando uscivamo insieme e prendevamo il tram. Sì perchè mica potevamo andare alla torrefazione vicino casa, no! Il nostro fornitore era in via del Corso, ovvero in pieno centro. Non vi dico le galanterie del gestore del negozio nei confronti di mia nonna a cui riservava un troppo insistito bacio della mano guantata.
Poi c' era il rito dell' annusamento dell varie qualità. La nonna sceglieva sempre la stessa, anche perchè non credo che ce ne fossero poi tante, dati i tempi, ma il torrefattore galante insisteva e scoperchiava i barattoli e li porgeva al nasino di mia nonna come se "se la stesse facendo". Be', questi sono i miei pensieri di oggi, perchè allora ero ancora un angioletto asessuato. Però confusamente geloso della nonna, lo ero già....
Occorre dire che il cicisbeo mi teneva buono con un meraviglioso cioccolatino, tutte le volte?
Il retrobottega lo ricordo così ...