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GiorgioBrera
Epperò ci sono e ci sono state pure delle isole o dei momenti della storia in cui, a tratti, in modo balbettante e confuso, tra mille difficoltà e con una bella dose di incoerenza tipicamente umana, uomini o gruppi di uomini hanno contribuito a rendere il mondo un posto migliore. Il punto è capire perché. In tal senso bisogna far tesoro della storia (come ci ha saggiamente suggerito @giovi1965).
Mi spremo le meningi (a quest'ora ancora "fresche"), ma non riesco proprio a ricordare questi momenti felici che citi .... a meno che tu ti riferisca al lavoro solitario di un qualche illustre filosofo chiuso nella sua stanzetta, magari mentre i suoi servi (oppure schiavi se pensiamo a periodi meno recenti), fuori della sua porta, provvedevano a spezzarsi la schiena nei campi per procurare A LUI il sostentamento che gli permettesse di impiegare il suo tempo a "riflettere" sui massimi sistemi e a trovare la formula della felicità in terra.....
Non vorrei passare per un comunista (che diosololosa quanto
non sono e non sia mai stato) ma io non ho memoria di un solo lustro, di un solo anno, di un solo mese, di un solo giorno, in cui un singolo uomo, sereno e soddisfatto, non lo sia stato a spese della fatica e della sofferenza di innumerevoli altri ...
E' davvero un problema culturale, lo è sempre stato. Non di "confronto tra culture" che non si capiscono e che non fanno niente per capirsi, ma di concezione profonda dell'uomo e della vita umana.
Io ho letto il Corano, ben mezzo secolo fa e forse più, quando il terrorismo era praticato solo dai palestinesi ed era un fenomeno soltanto "politico", un aspetto "assai sgradevole" del conflitto feroce fra loro e gli israeliani.
Ebbene, non ho alcun ricordo di essere uscito da quella lettura con l' idea che Maometto avesse una concezione del mondo e dell' uomo diversa da quella di Mosè e di Cristo. Ricordo solo di aver fatto questa considerazione: "Per fortuna, Cristiani ed Ebrei si sono modernizzati, cioè, in sostanza, hanno smesso di praticare le loro religioni! I Maomettani ancora no e, per esempio, trattano ancora le loro donne come facevamo noi fino a pochi anni fa"!
E guarda, amico Giorgio, che io, nei paesi di campagna, le nostre donne camminare con il velo in testa tre passi dietro al marito, ho fatto tempo a vederle coi miei occhi di bambino!!! E ho fatto a tempo a leggere i giornali con le notizie dei mariti che andavano assolti dopo aver ammazzato le mogli fedrifraghe e magari pure i loro amanti!
Sai qual' è il problema di noi occidentali contemporanei? La memoria corta, cortissima!
Oserei dire: una vera e propria RIMOZIONE (freudiana) dei fatti! Per carità, fenomeno assolutamente naturale e igienico ma che ci impedisce - LETTERALMENTE - di considerare le cose del mondo con un minimo di realismo.
E che , soprattutto, ci induce a non renderci conto appieno della gravità del pericolo Islamico. Attribuendo al fenomeno terrorismo una matrice culturale, ci illudiamo di poterlo combattere con strumenti culturali.
Ma la violenza non si combatte con la cultura. Anzi, a dirla tutta, con la cultura non si combatte neppure l' ignoranza che, infatti, continua a farla da padrona, persino nelle nostre lande ricche e rigogliose, figuratevi in quelle desolate e miserabili dell' Africa saccheggiata e del medioriente desertificato.
Qualcuno conosce un paese, per quanto avanzato, cristiano e democratico, che doti di un testo di educazione civica le sue forze di polizia impegnate contro la criminalità comune? Io no, non ne conosco .. A me risulta che i poliziotti siano - invece - equipaggiati con pistole e mitragliette .... Dunque, affrontiamo gli scippatori con le Beretta calibro 9 e vorremmo invece affrontare i terroristi con il Testo Unico Del Pensiero della Boldrini e le omelie di Papa Francesco?
A mio parere, è esattamente questo che facciamo ogni volta che infiliamo la parola "cultura" nelle discussioni sul terrorismo islamico ....