GiorgioBrera
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Una idea del perchè si viva e si muoia, noi uomini - a mio modo di vedere - non l' abbiamo mai avuta, tanto è vero che ce ne siamo inventate di tutti i colori, nel corso della nostra storia.
Forse intendevi dire che, in questo inizio di nuovo millennio, noi occidentali abbiamo smesso di credere nelle solite spiegazioni e che siamo frastornati e confusi, proprio per questo?
Non so se è un processo iniziato in questo millennio. A me pare che sia in corso da un pezzo.
Be', io non credo che il problema del conflitto fra noi e i cosiddetti fondamentalisti islamici sia di natura culturale (nè tantomeno religioso, per carità) ma della solita vecchia, immutabile competizione fra chi ha qualcosa e chi non ha niente, fra chi ha il girovita a ciambella e chi ha l' ombelico a ridosso della spina dorsale.
IMHO non è così semplice, non lo è mai stato e non lo è oggi in particolare per gli islamisti. Non è solo un problema di pancia piena (contribuisce, certo). C'è sempre stata un mucchio di gente con la pancia vuota che non ha fatto tutto 'sto casino. Ognuno poi ha i problemi suoi. C'è stata un epoca in cui il casino l'hanno fatto gli europei che la pancia mica ce l'avevano tanto vuota. E' innegabile però che oggi il mondo islamico ha un serio problema che da qualche anno si è acuito. Se il presidente egiziano in carica dice, di fronte al gotha dell'intellighenzia sunnita, "E' mai possibile che 1,6 miliardi di persone (i musulmani) vogliano uccidere i restanti sette miliardi di abitanti del mondo per poter vivere? No, questo non è possibile". Ok, mica è uno stinco di santo neppure lui, ma fa riflettere. Significa che non si può ridurre il problema, come spesso facciamo in modo semplicistico, al sempiterno confronto tra paesi occidentali ricchi e imperialisti e i poveri sigati e oppressi paesi arabi e neppure al sempiterno problema della Palestina contesa e invasa, ma nemmeno al solito sempiterno problema religioso islam-cristinesimo-ebraismo.
E' davvero un problema culturale, lo è sempre stato. Non di "confronto tra culture" che non si capiscono e che non fanno niente per capirsi, ma di concezione profonda dell'uomo e della vita umana.
E come si risolve questo eterno conflitto? Con le ricette del Cristianesimo, o del Buddhismo, o del Comunismo, o della Globalizzazione? Mah! Non parrebbe proprio ... E allora? E allora, semplicemente, questo conflitto NON è eliminabile, se non nella mente dell' utopista di turno.
Epperò ci sono e ci sono state pure delle isole o dei momenti della storia in cui, a tratti, in modo balbettante e confuso, tra mille difficoltà e con una bella dose di incoerenza tipicamente umana, uomini o gruppi di uomini hanno contribuito a rendere il mondo un posto migliore. Il punto è capire perché. In tal senso bisogna far tesoro della storia (come ci ha saggiamente suggerito @giovi1965).
Insomma, amico Giorgio, a mio parere dobbiamo rassegnarci, "farcene una ragione"! La vita è questa: assolutamente insensata, ingiusta e violenta.
Secondo me non lo pensi veramente
Tutto quel che possiamo fare è tentare di rimanere dalla parte "giusta", cioè da quella meno sfigata, se abbiamo avuto la fortuna di nascerci, e dobbiamo difenderla con le unghie e con i denti da chi vuole - GIUSTAMENTE - portarcela via. E dunque: polizia, antiterrorismo, esercito, carri armati, bombe atomiche e così via.
Vero, ma qual è la parte giusta? Meglio, come si fa a capire cosa è giusto? Facciamo l'elenco dei "valori" fondamentali? E chi li decide? Sono quelli "occidentali" annacquati da secoli di relativismo e di "volemose ben"? Usiamo, come suggerisci, uno "sfigometro" per misurarci?
Il punto IMHO è che, come scrivevo sopra, siamo dotati di tutti gli strumenti per osservare la realtà e fare esperienza, cioè per giudicare, cioè per confrontare quello che sperimentiamo (vediamo, sentiamo, facciamo) con ciò per cui innegabilmente ci sentiamo fatti. C'è un positivo che ci fa alzare tutte le mattine e ci fa combattere, lavorare, vivere tutto il giorno, persino tentare di smettere di fumare (così rimango IT). Ragione e effettività ce li abbiamo per confrontare la realtà, quello che sperimentiamo, con quel positivo. La mia impressione è che oggi più che mai ci siamo dimenticati non tanto dell'esistenza di quel positivo, ma soprattutto degli strumenti per giudicare. Noi occidentali non siamo messi benissimo, ma in questo preciso momento storico c'è una fetta non trascurabile del mondo musulmano che è convinta che quel positivo sia la morte propria e quella di coloro che riesce a portare con sé. E quel che è peggio la maggioranza silenziosa che circonda questa fetta nel migliore dei casi non fa nulla per impedirlo forse per tacita approvazione.
Quindi bisogna che ci difendiamo, eccome. Ma non solo per tenerci al calduccio nelle nostre belle casette che sentiamo minacciate (il nostro "stile di vita"), ma anche perché è evidente che c'è un male che va curato e, se non siamo diventati tutti dei decerebrati totali, sappiamo tutti benissimo che quel male è proprio il contrario di quel positivo che ci fa alzare tutte le mattine. Invece, per una forma di inettitudine ormai endemica, che si riflette pari pari nella classe dirigente e politica che esprimiamo come popolo, non stiamo facendo nulla. Bho!
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