Ogni tanto fa bene ricordare...
Sono trascorsi più di 25 anni da Tangentopoli. Tutto cominciò il 17 Febbraio 1992, grazie a un imprenditore lombardo, Luca Magni, che ebbe il coraggio di denunciare Mario Chiesa, esponente del PSI e presidente del Pio Albergo Trivulzio, casa di cura per anziani poveri. Colto in flagrante mentre intascava una tangente di 7 milioni di lire, Chiesa venne arrestato dai carabinieri su mandato di Antonio Di Pietro. Prima di essere ammanettato chiese ai militari il permesso di andare in bagno: ma solo per gettare nel water 37 milioni di lire, frutto di un’altra tangente.
Bettino Craxi, nel disperato tentativo di sminuire la vicenda, si affrettò a definire Chiesa “un mariuolo”. Ma, nel giro di pochi mesi lo scandalo esplose in tutta la sua virulenza, ponendo fine a un sistema di potere cinico e corrotto, basato sull’alleanza tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista, sostenuti da Partito Liberale e Partito Socialdemocratico. Si pensava fosse l’inizio di un vero cambiamento, in realtà quello spazio politico venne riempito da un altro sistema di potere. Ancora più cinico e pericoloso per la democrazia: quello di Silvio Berlusconi.
Abile a sdoganare l’estrema destra, creando i presupposti per il cosiddetto Popolo delle Libertà, movimento che, dopo qualche schermaglia, accoglierà tra le sue capienti braccia anche Umberto Bossi, altro beneficiario della finta rivoluzione di Tangentopoli.
A diversi anni di distanza, tutto è rimasto come allora, con qualche differenza di facciata: la destra non è più rappresentata da Fini, ma dalla Meloni, e la Lega non è più guidata da Bossi ma da Salvini. Ma il collante è sempre lui: Silvio Berlusconi. L’uomo dalle amicizie losche, sceso in campo solo per sfuggire ai processi e proteggere le proprie aziende, create grazie all’aiuto di Craxi e al vuoto legislativo.
A distanza di 25 anni, quel sistema di potere, grazie alla complicità di una sinistra “salvata” dall’inchiesta, è rimasto miracolosamente in piedi. Ma oggi, finalmente incalzato da una vera opposizione, può sopravvivere solo alterando le regole del gioco. Vedi elezioni siciliane, vinte solo grazie all’aiuto degli impresentabili. Uno dei quali arrestato a soli tre giorni dal voto. Alle prossime politiche, che si terranno più o meno nel 26° anniversario di Tangentopoli, gli italiani avranno l’ultima opportunità per fare la rivoluzione. Una vera rivoluzione, non quella Gattopardiana di Tangentopoli. Che ha sostituito una classe politica imbarazzante con un’altra ancora più indecente. Stavolta il motto dovrà necessariamente essere “Tutto deve cambiare affinchè tutto cambi”.(Renato La Monica)