Silvia iStick
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Leggevo poco fa questo articolo, perché mi è capitato tra le mani un disco di quello che è stato, secondo me, un grandissimo cantautore. Il brano di cui parlo, tutt'altro che commerciale come credono in molti, è Aida.
Comunque, per chi avesse voglia di leggerne storia e significato... e a tutti serena e calda
molto calda[emoji2410]notte [emoji282]
Silvia
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Rino Gaetano, 1977.
"Ultimamente, qualche mese fa, io ho visto un film molto importante, che è "Novecento" di Bertolucci. Questo film era un po' la storia dell'Italia, raccontata proprio in due parti. Io ho cercato di scrivere, di portare in canzonetta, la storia dell'Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po' dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto, attraverso i suoi amori e i suoi umori e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida."
A proposito di Novecento: un capolavoro gigantesco, di un grande Maestro, forse il più grande. Ricordo che il I Atto mi era piaciuto talmente che ho trovato immediatamente il cinema in cui vedere il II. Beh, in Galleria a Milano negli anni '70 non mancavano certo i cinema...
La cosa' buffa' invece, tornando al brano, è che Rino Gaetano riportò si il tema della marcia trionfale dell'"Aida" verdiana ma, folgorato com'era dalla prepotente entrata del reggae sulla scena musicale di quegli anni, si ispirò anche a "No Woman no Cry" di Bob Marley, ottenendo, però, un risultato... leggermente diverso dal reggae giamaicano
La storia. E la simbologia...
Aida è ormai una donna anziana, che sfoglia il suo album di fotografie. "I suoi ricordi e le sue istantanee" come dice subito Gaetano, che fanno il paio con "i suoi tabù, le sue madonne e i suoi rosari", emblemi di una vita vissuta da devota cattolica, ma anche di una tradizione millenaria che rappresenta una parte importante della storia italiana, che già nel 1977, però, era avvertita come oppressiva dalle frange più progressiste della popolazione. C'è poi il riferimento al nazionalismo e alle guerre coloniali: i "mille mari" del Mare Nostrum e l'"alalà", grido di battaglia utilizzato da D'Annunzio e dagli aviatori italiani nell'incursione aerea su Pola del 1917, diffuso poi durante la presa di Fiume e, successivamente, esteso a tutto il fascismo.
La complessa simbologia della canzone prosegue su questa scia, in perfetto ordine cronologico, citando, oltre alle calze a rete di Aida, i suoi "vestiti di lino e seta", possibile rimando ad un cinegiornale dell'Istituto Luce sul matrimonio di Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, nel quale la voce del commentatore diceva: "Vestiti di lino e seta, dopo la cerimonia si avviano al radioso futuro di novelli sposi". Successivamente l'autore passa dalla moda al cinema e cita l'attrice tedesca Marlene Dietrich e il celebre personaggio di Charlie Chaplin (morto proprio nel 1977, ma dopo la pubblicazione del brano), Charlot.
Inevitabilmente, poi, il discorso di sposta sulla guerra: "e dopo giugno/ il gran conflitto", dove ovviamente la data a cui si fa riferimento è quella del 10 giugno 1940, quando Benito Mussolini si affacciò dal balcone di Palazzo Venezia per annunciare l'entrata in guerra dell'Italia, "e poi l'Egitto", ossia le campagne in Nord Africa, che, pur avendo conseguenze estremamente deleterie per l'esercito italiano, rappresentavano uno scenario che appassionava gli Italiani e su cui, grazie alle battaglie di El Alamein e di Giarabub, il fascismo costruì gran parte della sua propaganda. Immancabili le "marce", le "svastiche" e i "federali", simboli di un periodo buio della storia italiana ("sotto i fanali/ l'oscurità"), che lasciò "un paese diviso" e "più nero nel viso", in cui però il rosso è il colore dell'amore e non più del sangue versato dai soldati in guerra.
Si arriva così al grido di "Aida, come sei bella", sofferta dichiarazione d'amore alla nazione, nonostante le contraddizioni e le tragedie del suo passato, che introduce la seconda parte della canzone, che racconta l'immediato dopoguerra. Tra "compromessi", "povertà", "salari bassi", "fame" e lo spettro del "terrore russo", agitato a partire dalla costituzione dell'URSS nel 1947, e la contrapposizione tra "Cristo e Stalìn" (che fa riferimento alla scomunica dei comunisti da parte di Pio XII nel 1949), verso nel quale il nome del dittatore sovietico è pronunciato da Gaetano alla maniera popolare, con l'accento sull'ultima sillaba. Per poi approdare all'assemblea costituente e alla democrazia, rispetto alla quale il cantautore commenta rassegnato "e chi ce l'ha?", come a dire che, in realtà, in Italia la democrazia è stata solo un'illusione, perché gli interessi di pochi hanno continuato a prevalere su quelli delle masse.
Il brano si conclude con i "trent'anni di safari", ossia trent'anni di lotte tra politici ("antilopi e giaguari"), imprenditori ("sciacalli") e uomini dello spettacolo ("lapin"). L'uso del termine "antilopi" fa riferimento allo scandalo Lockheed, l'azienda statunitense che negli anni '70 pagò tangenti a politici e militari olandesi, tedeschi, giapponesi e italiani, per vendere nelle rispettive nazioni i propri aerei militari. Il Presidente della Repubblica Giovanni Leone si dimise perché accusato di essere l'Antelope Cobbler, nome in codice del politico corrotto italiano, ma la sua colpevolezza non è mai stata dimostrata. Tra gli altri sospettati c'erano Mariano Rumor, Giulio Andreotti e Aldo Moro. L'espressione "lapin", invece, allude alle pellicce di lapin, ossia di un tipo di coniglio a pelo lungo, indossate all'epoca da alcuni personaggi dello spettacolo.
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Comunque, per chi avesse voglia di leggerne storia e significato... e a tutti serena e calda
Silvia
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Rino Gaetano, 1977.
"Ultimamente, qualche mese fa, io ho visto un film molto importante, che è "Novecento" di Bertolucci. Questo film era un po' la storia dell'Italia, raccontata proprio in due parti. Io ho cercato di scrivere, di portare in canzonetta, la storia dell'Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po' dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto, attraverso i suoi amori e i suoi umori e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida."
A proposito di Novecento: un capolavoro gigantesco, di un grande Maestro, forse il più grande. Ricordo che il I Atto mi era piaciuto talmente che ho trovato immediatamente il cinema in cui vedere il II. Beh, in Galleria a Milano negli anni '70 non mancavano certo i cinema...
La cosa' buffa' invece, tornando al brano, è che Rino Gaetano riportò si il tema della marcia trionfale dell'"Aida" verdiana ma, folgorato com'era dalla prepotente entrata del reggae sulla scena musicale di quegli anni, si ispirò anche a "No Woman no Cry" di Bob Marley, ottenendo, però, un risultato... leggermente diverso dal reggae giamaicano

La storia. E la simbologia...
Aida è ormai una donna anziana, che sfoglia il suo album di fotografie. "I suoi ricordi e le sue istantanee" come dice subito Gaetano, che fanno il paio con "i suoi tabù, le sue madonne e i suoi rosari", emblemi di una vita vissuta da devota cattolica, ma anche di una tradizione millenaria che rappresenta una parte importante della storia italiana, che già nel 1977, però, era avvertita come oppressiva dalle frange più progressiste della popolazione. C'è poi il riferimento al nazionalismo e alle guerre coloniali: i "mille mari" del Mare Nostrum e l'"alalà", grido di battaglia utilizzato da D'Annunzio e dagli aviatori italiani nell'incursione aerea su Pola del 1917, diffuso poi durante la presa di Fiume e, successivamente, esteso a tutto il fascismo.
La complessa simbologia della canzone prosegue su questa scia, in perfetto ordine cronologico, citando, oltre alle calze a rete di Aida, i suoi "vestiti di lino e seta", possibile rimando ad un cinegiornale dell'Istituto Luce sul matrimonio di Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, nel quale la voce del commentatore diceva: "Vestiti di lino e seta, dopo la cerimonia si avviano al radioso futuro di novelli sposi". Successivamente l'autore passa dalla moda al cinema e cita l'attrice tedesca Marlene Dietrich e il celebre personaggio di Charlie Chaplin (morto proprio nel 1977, ma dopo la pubblicazione del brano), Charlot.
Inevitabilmente, poi, il discorso di sposta sulla guerra: "e dopo giugno/ il gran conflitto", dove ovviamente la data a cui si fa riferimento è quella del 10 giugno 1940, quando Benito Mussolini si affacciò dal balcone di Palazzo Venezia per annunciare l'entrata in guerra dell'Italia, "e poi l'Egitto", ossia le campagne in Nord Africa, che, pur avendo conseguenze estremamente deleterie per l'esercito italiano, rappresentavano uno scenario che appassionava gli Italiani e su cui, grazie alle battaglie di El Alamein e di Giarabub, il fascismo costruì gran parte della sua propaganda. Immancabili le "marce", le "svastiche" e i "federali", simboli di un periodo buio della storia italiana ("sotto i fanali/ l'oscurità"), che lasciò "un paese diviso" e "più nero nel viso", in cui però il rosso è il colore dell'amore e non più del sangue versato dai soldati in guerra.
Si arriva così al grido di "Aida, come sei bella", sofferta dichiarazione d'amore alla nazione, nonostante le contraddizioni e le tragedie del suo passato, che introduce la seconda parte della canzone, che racconta l'immediato dopoguerra. Tra "compromessi", "povertà", "salari bassi", "fame" e lo spettro del "terrore russo", agitato a partire dalla costituzione dell'URSS nel 1947, e la contrapposizione tra "Cristo e Stalìn" (che fa riferimento alla scomunica dei comunisti da parte di Pio XII nel 1949), verso nel quale il nome del dittatore sovietico è pronunciato da Gaetano alla maniera popolare, con l'accento sull'ultima sillaba. Per poi approdare all'assemblea costituente e alla democrazia, rispetto alla quale il cantautore commenta rassegnato "e chi ce l'ha?", come a dire che, in realtà, in Italia la democrazia è stata solo un'illusione, perché gli interessi di pochi hanno continuato a prevalere su quelli delle masse.
Il brano si conclude con i "trent'anni di safari", ossia trent'anni di lotte tra politici ("antilopi e giaguari"), imprenditori ("sciacalli") e uomini dello spettacolo ("lapin"). L'uso del termine "antilopi" fa riferimento allo scandalo Lockheed, l'azienda statunitense che negli anni '70 pagò tangenti a politici e militari olandesi, tedeschi, giapponesi e italiani, per vendere nelle rispettive nazioni i propri aerei militari. Il Presidente della Repubblica Giovanni Leone si dimise perché accusato di essere l'Antelope Cobbler, nome in codice del politico corrotto italiano, ma la sua colpevolezza non è mai stata dimostrata. Tra gli altri sospettati c'erano Mariano Rumor, Giulio Andreotti e Aldo Moro. L'espressione "lapin", invece, allude alle pellicce di lapin, ossia di un tipo di coniglio a pelo lungo, indossate all'epoca da alcuni personaggi dello spettacolo.
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