Che poi, il mio zio baciapile, quando andava a passare i w.e. al paesello natio per curare l' avito studio d' avvocato e, soprattutto, per curare le nostra comune piccola proprietà terriera, si faceva scaldare il letto dalla sua quasi coetanea "donna di fiducia", semianalfabeta ma "signora dentro", che ricordo sempre con affetto, per l' intelligenza e la discrezione che dimostrò per tutta la vita, non solo allo zio, fornicatore segreto al paesello e marito devoto in città, ma a tutti noi, adulti e bambini della famiglia, a cui, per 3 mesi all' anno (dalla chiusura alla riapertura delle scuole di Roma) dedicava le sue cure ...
Si chiamava Letizia, era brutta come il peccato dal collo in su ma aveva un corpo da pin up e lo zio, quindi, aveva di che rifarsi dalla cozzaggine imperdonabile della moglie. Credo che siano state le forme opulente della buona Letizia a stimolare i miei primi turbamenti ormonali ....
Bè, rimasto vedovo, ormai vecchio e malato, il vecchi ipocrita potè finalmente uscire dalla situazione peccaminosa che aveva tenuto in piedi fin dalla sua adolescenza e SPOSO', in Chiesa, la brava, fedelissima e devota (a lui) donna Letizia.
Mia cugina, sua figlia, non si riprese mai da quella enorme delusione che forse contribuì alla sua decisione di buttarsi dalla finestra, qualche anno dopo.
Ben disgraziata la famiglia di mio zio, dunque, malgrado i fumi dell' incenso sniffati per una vita intera. La moglie, la super cozza, morì neanche 60 enne, ll primogenito, Fausto, morì vergine poco più che ventenne, ucciso lentamente da un tumore al cervello, dopo una vita intera dedicata a evitare accuratamente i suoi studi universitari, a non lavorare e, in pratica, a fare da domestico alla madre e padre, un bamboccione ante litteram, insomma!
Personaggio strano, quel mio cugino, troppo giovane per essere mio amico: non so ancora oggi se fosse molto stupido o molto intelligente, comunque era un personaggio assolutamente letterario, la versione romana degli "eroi" luinesi del buon Piero Chiara. Indimenticabile il suo sorriso sornione che, appunto, non capivi se fosse geniale o ebete. Comunque, buon cristiano e colonna dell' oratorio della sua Parrocchia.
Tutt' altro discorso, per sua sorella, Elena. Cozza come mammà, ma con un gran cervello ed una enorme simpatia umana, (entrambe le cose non possedute certo da sua madre) unica femmina fra 4 fratelli e cugini maschi, per questo vezzeggiata da tutti. Sposò un bulletto romano di ottima e ricca famiglia provinciale, uomo piuttosto bello e vanesio. Immaginatelo, fisicamente, come un clone di Enrico Montesano giovane.
Mio zio si indebitò pesantemente per offrire alla figlia un matrimonio assolutamente sproporzionato alle sue possibilità, con cerimonia nella chiesa dei VIP romani, idem per il luogo del pranzo di nozze e, alla sera, spettacolo al Bagaglino, aperto in esclusiva per tutti gli invitati alle nozze. Una cosa folle, una cosa che persino oggi, a distanza di decenni, faccio fatica a comprendere. Non è vero: la comprendo benissimo, data la struttura mentale di quell' uomo, ma che mi rifiuto di accettare, trattandosi di un parente così stretto e, dimenticavo, di un uomo che ho amato più di mio padre, cheddiomiperdoni!
La buona Elena supportò operativamente il marito nel suo studio di Dottore Commercialista, essendolo anche lei, sfornò tre figli tutti belli come papà e poi pensò bene di porre fine alla sua vita matrimoniale e non, buttandosi giù dalla finestra del suo appartamento all' ultimo piano del bel palazzo dove abitava.
Molto religiosa anche lei? Evidentemente non tanto, ma quel che passa nel cervello di una donna così infelice da togliersi la vita, lo sa solo il suo psichiatra, se ce l' ha e lei non lo aveva, evidentemente. E il suo confessore lo sapeva? Probabilmente sì ...
La morale di questo racconto? Non c' è un insegnamento da trarre anche se, da buon miscredente, mi piacerebbe attribuire tutte queste disgrazie alla religiosità di quella famiglia, ma sarebbe una sciocchezza, assolutamente non dimostrabile. Ipotizzabile, sì, però!
Il fatto è che tutte le nostre azioni, e quando dico tutte intendo proprio tutte, andrebbero ragionate prima, cosa questa che, purtroppo, è proprio quella che siamo strutturalmente incapaci di fare.
E allora, la vita è un continuo gioco dei dadi, quelli con le immagini delle carte al posto dei numeri, quelli con cui si può giocare a poker, non so se li conoscete.
Ogni gettata di dadi è una assoluta incognita. Puoi vincere o perdere a prescindere dalla tua volontà. Al poker giocato con le carte puoi attribuire un metodo ed un filo di razionalità e abilità nello scarto delle carte e nello studio dei tuoi avversari, ma con quello giocato con i dadi, no, nulla puoi.