Non fu facile convincere i miei genitori a concedermi quel viaggio: non era certo la prima volta che viaggiavo da solo (ed alcune di queste ...a loro insaputa ...) ma l'anno scolastico non era stato dei migliori, di un paio di settimane di mare avevo già goduto e i soldi che avevo guadagnato con piccoli lavoretti erano davvero pochi.
Ma a 17 anni si hanno infinite risorse per lavorare ai fianchi la mamma, per papà ci pensava poi lei.
Torino - Peschici, 38 anni fa, era davvero un viaggio.
Il buon senso avrebbe suggerito di partire la sera tardi , con il fresco, ma l'estenuante trattativa famigliare si era protratta più del previsto, gli amici erano già in campeggio ed io non volevo perdere neanche mezza giornata.
Prendere un treno diretto al sud alle 6 del mattino di un sabato di inizio agosto voleva dire dover lottare per un posto a sedere; i finestrini si potevano ancora abbassare e l'aria che entrava nello scompartimento bastava in quel tempo di poche pretese.
Poi, dagli stessi, ci si poteva affacciare e acquistare un "caffèpaninicocacolagelati" urlato da dietro una cassetta a tracolla lungo i binari.
Alle 10 del mattino, un panino con la mortadella ci sta sempre bene, specie se sei a Bologna, il tuo treno non è in ritardo e hai ancora molte ore di viaggio da affrontare.
Non ricordo in quale fermata successiva venni a sapere dell'orribile attentato che aveva colpito l'Italia quel giorno.
Ricordo bene però l'angoscia provata nel cercare i gettoni telefonici per rassicurare casa, l'angoscia negli occhi dei compagni di viaggio, la rabbia e le imprecazioni urlate da alcuni, un rosario nelle dita di una signora vestita di nero.
Era il 2 agosto 1980 , avevo 17 anni, uno zaino, un sacco a pelo e viaggiavo su un rapido diretto verso il sud.