Anch'io da bambino ricordo quando tutti insieme ci si riuniva per fare le conserve di pomodori freschi, era uno spettacolo, e la classica frase che mia madre diceva " non mangiate troppi pomodori che si allargano i denti". Poi quando era il periodo della vendemmia era una grande festa.
Il giorno della conserva di pomodoro e la lunga stagione della vendemmia. Due momenti topici dei nostri soggiorni annuali in campagna.
Soggiorni che iniziavano il giorno successivo alla chiusura delle scuole (mia nonna faceva la Maestra di scuola, mestiere che non abbandonò (caso più unico che raro nei primi anni del 900) anche dopo il matrimonio con un vecchio avvocato che esercitava nella Capitale per 5 gg alla settimana e al paesello nel week end, così, per tutta la vita, nonchè piccolo proprietario terriero nel paesello, appunto, posto a circa cento chilometri da Roma). Lei alla sua indipendenza di soldo e di pensiero, ci teneva assai, anche se questo non le impedì certo di diventare una perfetta "rurale" per 4 mesi all' anno ....
Pare che il vecchio avvocato in questione, mio nonno Paolo, fosse innamorato perso di lei (anche perchè era bellissima ed un giorno ve ne mostrerò il ritratto), tanto innamorato lui - dicevo - quanto non-innamorata lei che pare avesse regalato il suo cuore ad un bullo trasteverino assolutamente inviso alla sua famiglia ...
Vabbè, torniamo al giorno della conserva: mezzadri e ragazzotte nel campo a raccogliere i pomodori e mogli e nonne e nuore a fare la passata di pomodoro, e ad imbottigliarla. Noi ragazzini eravamo addetti ad infilare nella bottiglia una foglia di basilico ... anche se avremmo preferito manovrare gli attrezzi.
Solo due ricordi vividi: le bottiglie vuote della birra Peroni raccolte tutto l' anno e rigorosamente conservate dall' anno precedente che fungevano da contenitori e l' enorme calderone in cui le bottiglie di pomodoro regolarmente tappate, venivano pastorizzate. Un flash improvviso. il calderone, immenso, era lo stesso nel quale, in un altro momento, si preparava il sapone da bucato: poi tagliato in enormi cubotti irregolari che profumavano di olio di oliva e bucato fresco!
L' altro ricordo, molto più complesso, quello della vendemmia, ma non mi riferisco a quella dell' uva nera per fare il nostro pessimo vino, che durava, credo un solo giorno, ma alla lunga vendemmia che durava settimane dell' uva da tavola, il "Moscato", quella che esportavamo nei mercati del nord, e perfino in germania.
Nei magazzino del vigneto un lungo tavolo al quale sedevano, su rustiche panche, almeno una dozzina di ragazzotte giovanissime e rubiconde con tette e culi duri come il marmo, che, per tutto il giorno, prendevano i mano i grappoli, uno ad uno e, con delle piccole forbici, tagliavano via gli acini difettosi e quelli non sviluppati, poi ogni grappolo veniva inserito in una busta di cellofan chiusa con un bel nastro colorato e un fiocco. E mentre lavoravano, le ragazze cantavano allegramente i motivetti popolari e, meraviglia delle meraviglie, le canzoni dell' ultimo festival di San Remo e dei precedenti, tipo "Vola Colomba, Vola colomba bianca vola). Non erano certo delle Nilla Pizzi, quelle ragazze, ma ci davano dentro da matte! Insomma, cantavano a squarciagola!
A fine giornata arrivava il camion a prelevare le cassette, agghindate con carta crespa, che parevano regali di Natale e via verso la stazione ferroviaria ....
La mattina dopo, altro ricordo vivissimo. arrivava il tele-gramma con cui il grossista ci comunicava a quante lire al chilo era stata venduta l' uva, al mercato di Torino, o Milano o Berlino .... E mio Zio, l' avvocato giovane che aveva sostituito suo padre, nella professione da pendolare della toga fra Roma e il paesello e nel ruolo di amministratore della minuscola azienda agricola di famiglia, mio Zio, dicevo sorrideva contento o tirava un bestemmione a secondo della quotazione comunicata ....
E Ricordo Letizia, la capa delle ragazze, dal viso equino ma dal corpo statuario, braccio destro di mio Zio in campagna da sempre e rimasta zitella per tutta la vita, finchè, ultrassessantenni sia lei che lui, mio Zio rimasto Vedovo qualche anno prima, non convolarono a giuste nozze, dopo una vita intera da amanti da week end ...
Ricordo che mia cugina fu distrutta dalla notizia e forse non rivolse più la parola al padre per i pochi anni che visse ancora.... Insomma, nella mia famiglia, la telenovela non mancò!

Il puttaniere di famiglia era sempre stato mio padre, mentre lo Zio era il bravo ragazzo tutto libri, tribunale, famiglia e chiesa, sì anche chiesa .... eppure ha condotto una doppia vita, per tutta la vita!! Proprio vero che non bisogna mai fidarsi di nessuno, soprattutto se c'è la gnocca di mezzo.
Comunque bisogna dire che quella donna, Letizia, è stata di una fedeltà, di una dedizione e di una discrezione assoluta, per una vita intera, sempre gentile e rispettosa della moglie ufficiale del suo amante segreto .... Sembra una storia da medioevo, vero? Eppure parliamo di una sola manciata di decenni fa ...