Pizza San Marco
Nel vedere Stefano Accorsi seduto in smoking a un tavolino di piazza San Marco mentre seduce un trancio di pizza alle tre del mattino, ho pensato: beato lui che non ha ancora scavalcato quel confine esistenziale oltre il quale qualsiasi cosa immetti nello stomaco dopo le sette di sera ti torna su come un congiuntivo di Toninelli. E la memoria è andata ai tanti viaggi al termine della notte in cui si finiva più svegli che sobri ad aspettare il bombolone appena sfornato, e lo si divorava alla stessa ora in cui adesso ci si sveglia per fare una capatina idrica in bagno.
Come al solito non avevo capito niente. L’immagine gravida di carboidrati che aveva messo in moto la macchina della nostalgia era un gesto vandalico, paragonabile al cassonetto rovesciato da un’orda di crocieristi. Lo ha rivelato il presidente dei pubblici esercizi veneziani, che invita l’attore a portarsi la pizzaccia in hotel (non diventerà fredda?) per non mancare di rispetto a una piazza dove un caffè bene educato arriva a costare anche 100 euro. Vorrei spezzare, se non una lancia, un trancio a favore di Accorsi: nell’era dell’indignazione permanente da social, uno avrà il diritto di gustarsi una pizza notturna senza trovarsi subito iscritto al partito degli sporcaccioni? Si può ancora vivere senza che ogni nostro atto sia interpretato come una dichiarazione di sfida o di appartenenza a qualche categoria? Libera pizza in libero Stato.
Massimo Gramellini