Grande Dino!

Mi fa molto piacere che tu abbia colto la palla al balzo!
Comincio io.
Io non ho mai amato i cambiamenti, e non li ho mai accolti come si deve.
Il primo giorno di scuola materna (che noi chiamavamo "asilo") è stato traumatico. Mia mamma non mi aveva minimamente preparato alla cosa, mi aveva accennato solo una settimana prima di questa sua folle iniziativa che io avevo bocciato categoricamente con un "NO!" per cui per me era storia chiusa. Mentre quel giorno mi porta all'asilo e mi fa la sorpresina... le mamme ci accompagnano e poi ci lasciano in questo salone, se ne vanno e ci chiudono dentro! Io ho trascorso l'intera giornata nel panico, facendo avanti e indietro per cercare l'uscita, per poter scappare da quella "galera"! E le maestre mi dicevano: "ma perchè non vai a giocare?". Io sapevo soltanto che quello non era mio per cui non dovevo toccarlo. Anzi, in quella situazione di pericolo, secondo te mi metto a giocare invece di scappare??

(seguirono negli anni vari tentativi di fuga, comprese le arrampicate sui mattoni della staccionata e addirittura un cambio di vestiti per mimetizzarmi come nei cartoni animati delle tartarughe ninja!

)
Il primo giorno di elementari invece durò 10 minuti, e poi dovetti andare in ospedale. No, non pensate male!

Mi ero rotto un braccio l'estate appena finita, e proprio quel giorno dovevo andare a togliere il gesso. Mia madre mi portò a scuola per farmi vedere l'ambiente, ma praticamente io aspettai fuori dalla porta l'orario di apertura tutto il tempo, nel momento in cui entrammo era già ora di doversene andare. Peccato che mi sono perso proprio il fatidico giorno di introduzione alla scuola, infatti il secondo giorno non capivo dove mi trovassi e siccome mi rendevo conto che era così facile scappare, perchè le porte non erano chiuse a chiave come all'asilo, passai tutto il tempo ad immaginarmi di gridare "scemo!" al maestro e di scappare fuori! Ero vicino a casa di mia nonna e conoscevo benissimo la strada per tornare, l'avevo fatta tutti i giorni negli ultimi 3 anni, in un paesino talmente piccolo... solo che non trovai il coraggio di farlo, e per fortuna mi dico ora, perchè giuro che se fossi partito non mi sarei di certo fermato!

Eh beh, non era colpa mia, nessuno mi spiegava le cose e giustamente io traevo le mie più che giuste conclusioni!
Ero una peste da piccolo! Ma con il tempo divenni molto più che un angioletto, quasi un robot, un bambino anomalo, che parla poco e sta sempre buono. Passai da una condizione di perenne irrequietezza ad una di introversione e chiusura interiore.
Poi arrivarono le medie. Ero abbastanza sereno, e questa volta volevo mostrarmi agli altri sicuro di me, quasi spavaldo. In realtà, poco prima dell'inizio, quando decisero le classi, piansi a dirotto perchè ero stato separato da mio cugino, con cui ero molto legato, e da quasi tutti i miei compagni delle classi precedenti, che erano finiti tutti insieme nell'altra sezione, per ritrovarmi insieme ad un sacco di sconosciuti. Oltretutto, io che andavo matto per l'inglese, finii nella sezione dove fanno francese. Va beh, capitano tutte a me... alla fine il primo giorno feci una piccola figura di M, perchè sbagliai a chiamare il mio compagno di banco confondendomi con un altro che invece conoscevo, e a chiamare la bidella, quindi partii proprio male e capii che forse era meglio stare zitto e aprire la bocca solo quando necessario. Infatti arrivò il primo giorno già una supplenza, la prof. di italiano (antologia nello specifico) e io assorbii tutto ciò che disse per filo e per segno, per poi ripeterlo pari pari il giorno successivo alla nostra prof. di ruolo che chiese se sapevamo qualcosa sull'argomento!

Ovviamente mi tenne d'occhio, ma non per lodarmi, più per caricarmi di compiti.
Il primo giorno delle superiori quasi non lo ricordo, ho memoria soltanto di una grande sfacchinata e di una rottura di scatole per arrivare e trovare la scuola. Salii su di un pullman che non avevo mai preso, appresi il fatto che ci voleva un'ora di tempo invece dei canonici 20 minuti che ci si impiegava in macchina per arrivare, il pullman era stracolmo di gente tutta in piedi e schiacciata peggio che in una scatola di sardine (infatti il secondo giorno mi arrivò anche una raccolta firme tra le mani per avere un secondo pullman), e poi una volta arrivati mi trovai davanti ad una megastruttura che pareva la Megaditta di Fantozzi, divisa in due per migliorarne la gestione, e non sapendo da che parte dovevo entrare, dove dovevo dirigermi... insomma un'Odissea solo per arrivare! Che poi è stato così per i 5 anni successivi, che ahimè sono stati i peggiori in assoluto!
Il primo giorno di Università, al Politecnico di Milano, con un'ora e quaranta di percorrenza e 3 mezzi da prendere, per arrivare in un edificio storico che più che storico sembrava diroccato. Per scoprire fin dalle prime lezioni che aleggiava una certa aria di superiorità come a tenderti un tranello. E così fu infatti, capitai nell'anno della "selezione", dei "bastoni fra le ruote", dove dei 1200 iscritti si fece carneficina e se ne salvarono solo 400. Penso che si faccia ancora questo giochetto/truffa per fregare gli studenti.
L'anno successivo cambiai Università, andai in Bicocca, sempre a Milano, ma in una zona non servita dai mezzi pubblici e quindi con un'ora di percorrenza in macchina. Neanche tanto, se non che a Milano riuscire a parcheggiare la macchina è un'impresa non da poco. Infatti tardai già il primo giorno, e successe spesso durante l'anno. Però mi ritrovai in una megastruttura tutta moderna, molto fredda a dir la verità, tutto cemento e acciaio, piena di scale e di porte, però di recente costruzione, servita da bar (carissimi per altro) e con una buona dose di spazi aperti. Il primo giorno mi bolliva il sangue perchè avevo tentativo di rivalsa per come andarono le cose l'anno precedente, ma capii subito che qui i ritmi erano molto più lenti... troppo lenti. Capii subito che qualcosa non andava. Praticamente passai un anno moscio, dove bastava poco per andare avanti, superai tutti gli esami senza difficoltà, gli esami erano di una semplicità disarmante...tranne Analisi Matematica, che passai solo dopo 3 appelli, ma in questo modo riuscii a chiudere l'anno senza avere niente indietro. Fu l'anno dopo che scoprii la sorpresa, dove il piano di studi fu completamente cambiato e misero in atto anche loro l'infame "selezione" ma in questo caso fu un "tritacarne" e fu fatto in modo molto "vigliacco". Se ve lo racconto.... ci rimanete talmente male, che forse è meglio non farvi avere questo dispiacere.
Purtroppo la scuola in Italia non funziona, fa acqua da tutte le parti. Molto critico ritengo sia il ruolo delle superiori, che non prepara le persone al lavoro. Però l'Università, nel modo meschino in cui si muove, dove prende a schiaffi la gente e non insegna un bel niente, credo sia una cosa quasi illegale. Con quello che costa... c'è un bel business dietro.
Come al solito sono scaduto nella polemica. Ma non vi preoccupate, mi fermo qui. Non sono stati così bui i primi giorni di scuola negli altri anni, per carità. Però a posteriori tutto questo sistema mi fa riflettere.
Proprio questa estate stavo facendo una bella chiacchierata in spiaggia con delle persone molto più grandi di me, e una mia quasi coetanea che ha avuto esperienze all'estero, dove si mettevano in luce i difetti della scuola. In realtà nel mondo esistono delle scuole molto più accomodanti della nostra, come ad esempio la scuola internazionale, dove lo studente non viene messo in difficoltà, in situazioni di frustrazione, dove viene aiutato molto, ma che poi alla fine esce di lì che è un mezzo somaro. Però esistono altre realtà, molto diverse dalla nostra, dove questi somari possono vivere una vita felice.
Ecco, un pò vorrei essere somaro, per non rendermi conto di quando le cose vanno storte, per vivere felice sempre e pensare che tutto stia andando bene.
Ma maledizione, io questa caratteristica proprio non ce l'ho, anzi, sono esattamente il contrario!
PS
Scusate se parto con il passato prossimo e poi arrivo al passato remoto, solo che più ci penso e più mi rendo conto di quanto tempo sia passato, mi sembra un abisso!
