Se volete oggi scriviamo di vino...
Mi pare un ottimo argomento, anche se io vi ho già detto detto praticamente tutto sulle mie recenti avventure enologiche, ma ci sta perchè - in questi giorni - avrò con me la Daniela e quindi meno tempo del solito da dedicare al bar.
A casa mia, finchè tutta la famiglia non ha abbandonato la Capitale, il vino si beveva sempre mescolato all' acqua, all' uso degli antichi romani. Perchè mai? Perchè nel paesello natio producevamo un olio eccezionalmente buono, vera spremuta di olive, ma non abbiamo mai saputo fare il vino: dalle nostre botti veniva sempre fuori un nettare superalcoolico che veniva presto a sapere di aceto. E quando dico sempre intendo davvero SEMPRE!
Unica eccezione: qualche bottiglia di vino ricavata dall' uva "moscato", anche questo super alcoolico ma dolce come melassa. Insomma, buonissimo da bere in bicchierini non più capienti di un ditale da cucito, pena l' ubriacatura immediata.
Non so dirvi se questa mancanza di abilità enologica fosse peculiare della mia famiglia o di tutto il paesello. Bisognerebbe chiedere all' amico @
marco41.
So solo che quando siamo arrivati in Friuli, ci si è aperto un mondo e ... abbiamo smesso di annacquare il vino!
"Cesanese"! Ecco, mi è tornato alla mente solo ora il nome dell' uva nera da cui ricavavamo il suddetto vino, nero come la pece e con dei residui al fondo della damigiana con cui avremmo potuto asfaltare le strade.
Vabbe', ragazzi, nessuno è perfetto ... In compenso non sapevamo fare neanche il formaggio: ricordo quelle piccole forme candide ricavate dal latte delle tre/quattro mucche che avevamo e che, una volta stagionate, diventavano praticamente una salina. Se ci condivi gli spaghetti era meglio non aver salato nè l' acqua di cottura nè la salsa di pomodoro. In compenso di muffe e vermi neanche l' ombra. Lui, il nostro formaggio, era praticamente eterno! Per tagliarlo ci voleva la sega circolare, per grattuggiarlo ci voleva una fresatrice ...
Ed il prosciutto? Anche lì non si risparmiava di certo il sale e la parte magra diventava nera come il "Cesanese" di cui sopra, ma il grasso ... il grasso rosato, ragazzi, era divinamente buono ... mi pare di sentirlo ancora sciogliersi in bocca ...
Quando arrivammo in Friuli e assaggiammo il San Daniele, decidemmo che era un prosciutto per checche ... Rido! Col tempo, cioè il tempo di dimenticare il nostro, imparammo ad apprezzarlo, ovviamente ...
Ottime erano anche le nostre salsicce stagionate. Ma che dico ottime? Divine: dure come il marmo, ma se riuscivi a tagliarle abbastanza sottili, il loro sapore ti esplodeva in bocca e ne bastava mezza con una fettona ricavata da una pagnotta di pane casereccio, per saziarti tutto il giorno.
Ecco, il pane era un' altra specialità della casa, d' estate, al paesello. Mia nonna, aiutata dalle sue ragazze, impastava e lievitava e poi mandava il tutto a cuocere nel forno a legna del paese. E faceva sempre anche un po' di focaccia, piatta bucherellata cosparsa di olio e grani di sale grosso ... E poi c' era la damigiana con le olive in salamoia che duravano da una stagione all' altra. E l' angolo della grande cantina dove riposavano montagne di mandorle e noci ...
E, durante la stagione adatta, mio zio portava a Roma sacchi interi dei nostri carciofi e allora per un mese o più, non ricordo con precisione, non si mangiava altro che carciofi, cucinati in tutti i modi, principalmente a spicchi, passati nella farina e nell' uovo e fritti. In quel periodo, parenti visti raramente, amici e amici degli amici, venivano da noi per abboffate di quei mitici carciofi fritti! E poi la nonna e le sue nuore, si ingegnavano a farli in altri modi, per esempio lessati, sempre a spicchi, e ricoperti con la maionese fatta con il nostro mitico olio, o anche, interi, alla "giudia", oppure, sempre interi, alla romana. E anche crudi, in insalata e, dimenticavo, "al funghetto", ovvero cotti in padella con aglio e prezzemolo ...
A noi ragazzini uscivano comunque dagli occhi e dopo la prima settimana cominciavamo ad odiarli, ma non c' era verso: bisognava smaltire i sacchi che arrivavano puntualmente ogni domenica sera ....
Oggi darei un rene per averne ancora un sacco (e per avere ancora 7/8 anni e i pantaloni corti) ...