L'indice universale della radiazione UV solare, detto più semplicemente indice UV (sigla UVI dall'inglese Ultra Violet Index), descrive il livello di radiazione ultravioletta solare che raggiunge la superficie terrestre in una certa area.
I valori dell'indice variano da zero in su: più è alto il valore, maggiore è il potenziale di danno per la pelle e per gli occhi e minore è il tempo necessario perché tale danno si verifichi. L'indice UV è stato concepito nell'ottica di aumentare la consapevolezza della popolazione sui rischi di una eccessiva esposizione alla radiazione solare ed è stato sviluppato nell'ambito di una collaborazione tra l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), l'Organizzazione Meteorologica Mondiale e la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non-ionizzanti (ICNIRP).
Nella comunicazione dei valori assunti dall'indice UV, vengono usualmente definite delle categorie di esposizione a cui è associata una scala cromatica.
L'indice UV non tiene conto, nella valutazione del rischio di danno alla pelle, delle specifiche caratteristiche dei soggetti esposti; per stimare con maggiore accuratezza il rischio individuale è necessario considerare sia il livello di esposizione (breve, moderato o prolungato) che le caratteristiche individuali (essenzialmente rappresentate dal fototipo). Va ricordato però che il rischio di danno agli occhi non è strettamente legato al fototipo, ma alla protezione sugli occhi: se con un UVI elevato non si indossano gli occhiali da sole o si portano quelli a lenti chiare (categorie 0 ed 1) aumenta il rischio di danno agli occhi, che diminuisce se si usano lenti più scure (categorie 2 e 3) o scurissime quasi nere (categoria 4).
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