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Intervista a Carlo Alberto Menon – Oxygène Mods

Il 7 marzo ho avuto il piacere e l’onore di far visita a Carlo Alberto Menon, titolare della Titanium Srl di Roncade. L’azienda a gestione familiare produce dal 1972 valvole in titanio e leghe speciali per auto da corsa.
Carlo Alberto ha anche fondato nel 1997 il marchio Oxygène, e con questo nome ha iniziato a produrre yo-yo, sua grande passione, in alluminio aeronautico e titanio. I suoi prodotti l’hanno reso famoso a livello mondiale, ma non è di questo settore che voglio parlare. Nel mondo del vaping Carlo Alberto ha presentato sotto lo stesso marchio diversi prodotti in titanio: pipe, tubi, driptip ed infine un atomizzatore di tutto rispetto, il Vampire, giunto questa primavera alla seconda versione, la quale prevede lievi miglioramenti rispetto alla precedente.
Sono riuscito a strappargli un’oretta del suo tempo, che in queste settimane è davvero poco: ha spesso fatto le 2 di notte per poter portare a termine la sua seconda batch di 150 atomizzatori.
 
 
 
Dopo avermi raccontato un po’ di storia aziendale, abbiamo aperto il capitolo modding:
 
 

DOVE È NATA L’IDEA DI PRODURRE MODS ARTIGIANALI?

Tutto è nato quando, col kayfun lite plus, non trovavo un driptip che soddisfacesse il mio tipo di tiro. Ho deciso quindi di farmelo, in titanio ovviamente. Da lì sono partito con una linea di driptip di mia ideazione, che ha avuto un discreto successo sopratutto all’estero. Dai driptip sono passato ai tubi in titanio ed in alluminio. Poi, per fare un regalo a mio padre, fumatore anche lui, ho progettato e realizzato una pipa che monta celle 18350. Coi mesi le mode sono cambiate e si è passati dal tiro di guancia al cloudchasing: in quest’ambito ho lanciato una linea di tubi anodizzati in modo accattivante, che ho chiamato Anom.
 
 

NASCITA DEL VAMPIRE

Per quanto riguarda il Vampire invece la storia è un po’ diversa. Era l’autunno del 2015. Eravamo un gruppo di 5 amici e tutti usavamo il Flash E Vapor. Una sera uno di loro mi ha messo una pulce nell’orecchio: vuoi non riuscire a fare un atomizzatore migliore di questo? Il Flash E Vapor ha un tank in alto, con due fori inferiori in cui vanno inseriti due rotolini di mesh che vanno poi a contatto col cotone nella camera inferiore. È la peculiarità del Flash: tutto il blocco superiore alla camera deve avere una posizione ben precisa per poter permettere alla mesh di toccare il cotone e trasferirvi il liquido. Pensando a questo sistema che, anche da aperto, non faceva fuoriuscire liquido se non per depressione quando si tirava, avevamo pensato che per lo stesso principio di depressione e capillarità il serbatoio potesse stare sotto, come avviene nei genesis. Quella sera di quasi 2 anni fa era iniziato il progetto di un atomizzatore tutto mio, ma, ci tengo a precisare, con la preziosa collaborazione dei miei amici, a cui sarò sempre grato.
Non avevo fino ad allora pensato di poter costruire un atomizzatore: isolare i percorsi di positivo e negativo in dimensioni contenute senza che diventasse meccanica da orologiai era un’impresa. E trovata una soluzione per il percorso elettrico serviva uno studio del flusso dell’aria e del liquido. Nemmeno sapevo quanti cavetti fossero necessari per avere un buon pescaggio: per questo nel primo prototipo feci quattro fori per i cavetti, con tappini amovibili per poter condurre diverse prove. Avevo previsto un flusso d’aria laterale, stile genesis. Costruii cinque esemplari affinché li provassimo tutti noi del giro di amici e da subito convenimmo sulla bontà del progetto, ma uno di loro mi invitò a studiare un flusso dell’aria da sotto anziché laterale. Ciò mi metteva in ulteriori difficoltà ma il mio amico aveva ragione: la resa aromatica del successivo prototipo migliorò nettamente. Ricordo che, poiché era già cominciata la moda del tiro di polmoni, avevo provato a fare il canale dell’aria da 3mm, ma della condensa trasudava dal cap e fui costretto a ridurre gradualmente il foro fino a 2mm. Trascorso l’inverno di prove, a febbraio 2016 mi sono presentato ufficialmente nel mercato con 100 Vampire.
 
 

MARKETING

Non ho mai voluto spingermi a livello commerciale: non è nella mia indole. A me piace che sia la qualità stessa a farmi pubblicità e dedicarmi a ricercarla. Ho già avuto esperienza con i miei yo-yo: essendo io un giocatore potevo migliorare da solo i miei modelli e i grandi produttori arrivavano dopo, seguendo le mie orme. Addirittura un campione del mondo acquistò un mio yo-yo per usarlo in gara, a dispetto del suo contratto di sponsorizzazione. Non ho mai voluto regalare prodotti in cambio di pubblicità e preferisco dedicare il poco tempo che l’officina mi concede ad intrattenere rapporti diretti con utenti appassionati – in particolar modo attraverso il mio gruppo su facebook – piuttosto che cercare canali di promozione.
Tornando alla vendita dei primi 100 pezzi, tutto è esordito con pochi amici che credevano in me e sebbene, come è naturale che sia, io non abbia avuto i risultati di questa seconda batch, in pochi mesi tutti i Vampire hanno trovato un padrone. È stato principalmente il passaparola a farmi conoscere. Avevo un canale facebook con relativamente pochi iscritti, che in pochi mesi sono diventati oltre 1000. Col sito internet vendevo già tubi, pipe e driptip in tutto il mondo, però facebook mi ha permesso di avere un contatto diretto con ogni persona: questa è la cosa che amo più di tutto, diciamo che è la parte divertente.
La scorsa estate erano già molte le persone che mi chiedevano di produrre una seconda batch e proprio grazie al gentile sostegno che ho potuto apprezzare nel gruppo mi sono convinto a rivedere parti del progetto che ritenevo migliorabili ed arrivare al Vampire 2.
 
 

LAVORAZIONE DEL TITANIO

La mia azienda lavora il titanio da quando è nata e perciò l’ho sempre usato anche nelle mie passioni. Purtroppo, volendo seguire personalmente ogni aspetto della produzione delle mie mods, non posso produrne grandi quantità e, come sai, alta qualità e basso numero cozzano con l’economicità. Fa rabbia anche a me che per pochi pezzi i costi fissi siano molto alti: dalla progettazione alla lavorazione, dal rapporto con i fornitori alla verifica di ogni singolo particolare… Mi fa un po’ ridere che molte persone dicano “con 10€ di acciaio, 10€ di lavoro e 2€ di magneti fai un tubo”; l’ingenuità di tali affermazioni mi ricorda quando da piccolo avevo fatto dei conti da sottoporre a mio padre per poter produrre gli yo-yo. Ho dovuto sbattere la faccia contro la realtà di persona per rendermi conto di quanti aspetti contribuiscano al costo delle cose, nostro malgrado. E pensa che molto del mio lavoro trascuro di conteggiarlo.
 
 

TPD

Il discorso TPD è molto lungo. Ho chiamato e discusso più volte con avvocati e referenti del Ministero della Sanità e dell’Agenzia delle Dogane. La legge non è così chiara in quanto parla di prodotti contenti nicotina e quindi a prima lettura non avrei problemi. Ma la definizione di sigaretta elettronica è “prodotto utilizzabile per il consumo di un vapore contenente nicotina mediante un bocchino o qualsiasi componente di tale prodotto” dunque parrebbe che io costruisca sigarette elettroniche e, in quanto tali, ci sono dei requisiti a cui ottemperare. Con l’aiuto di un legale sto cercando di fare tutto per bene, ma le linee guida non ci sono o sono confusee non posso rischiare grandi cifre di denaro in multe. Spero quindi di arrivare a una soluzione chiara, altrimenti mi vedrò costretto ad interrompere qualsiasi produzione futura. Vivo di altro e forse sarebbe anche un sollievo abbandonare questo settore difficile, ma una certa tristezza non la posso nascondere se ripenso alle notti passate a lavorare e all’appagamento resomi dalla felicità e dai ringraziamenti delle persone che hanno ricevuto i miei prodotti.
Sai, il lato umano è molto importante: per dirne una, mi ha sorpreso il rispetto che le persone hanno mostrato nei miei confronti nel corso della vendita del Vampire 2. Saprai che la sua realizzazione è nata da un post spontaneo in cui i ragazzi si contavano per convincermi a rimettermi al lavoro; beh, tutti coloro che si erano numerati in quel post, sebbene non impegnativo, hanno mantenuto la parola e portato a termine la transazione a produzione terminata.
 
 

CLONI E CINA

Come già detto, le condizioni in cui lavoro non sono idonee a produzioni di massa. Forse potrei fare migliaia di pezzi portando il progetto in Cina ma, a ben pensare, perderei proprio ciò che mi piace del lavoro. Amo toccare con mano ogni singolo componente e verificarne la bontà di lavorazione e alla fine dire: l’ho fatto io! Non dico affatto che la produzione cinese sia un male, altrimenti avremmo ancora computer dai costi esorbitanti, per fare un esempio. Ci sono però piccole cose che a mio avviso meritano di essere prodotte in maniera artigianale ed è un peccato che rischino di essere annientate dal mercato di massa. Dico dal cibo ai capi da vestire… Altrimenti tutti oggi mangeremmo solo McDonald’s e vestiremmo H&M!
Non sono categoricamente contro i cloni; in un certo senso possono aiutare anche chi non è esperto ad orientarsi tra gli innumerevoli prodotti esistenti. Piuttosto trovo infantile il comportamento di chi, per mera fame di possesso, osanna i cloni, che poi può permettersi di tenere assurdamente chiusi in un cassetto e mai si concede invece la gioia di avere anche solo un bel pezzo, fatto con cura da chi lo ha ideato.
Talvolta però, da produttore, ho il sospetto che i cloni nascano dai modder stessi, che magari passano i progetti in oriente per produrre con maggior facilità. Ma se trovo riprovevole che possa esserci l’intenzione di etichettare “Made in Europe” qualcosa di prodotto effettivamente in Cina, ritengo ancor più disdicevole l’appropriazione indebita delle idee altrui, operata da chi, spacciandosi per paladino della giustizia per scimmie affamate di mediocrità, è in realtà attore di un vero e proprio reato. Anzi, moralmente più d’uno! Pensaci: sfrutta l’opera di ingegno altrui, sfrutta il lavoro di gente sottopagata e alla lunga potrebbe addirittura disincentivare i veri ideatori dal fare qualcosa di nuovo. In pratica costringerà tutti, un giorno, a cibarsi solo del McDonald’s di cui dicevamo prima!
In sincerità mi deprime pensare che un mio prodotto possa essere clonato. In molti ormai sono abituati a dire “per 10€ compro il clone, se non va lo butto nel cassetto e ne prendo un altro”. E’ paradossale: il prodotto scarso viene addirittura ricomperato mentre quello buono è scartato a priori! Ma non sarebbe più bello esistesse la fiducia in un costruttore, tale che il fatto stesso che un prodotto sia passato per le sue mani fosse una garanzia? O possedere un prodotto per il quale si possa contare in assistenza competente? Mi dicono che non tutti i modder sono così vicini al cliente e sarà vero (anche se so di molti bravi), ma mi pare che ci siamo tutti abituati ad essere troppo poveri, a voler risparmiare a tutti i costi per poi comprare cose che non servono, invece che puntare anche solo a poche cose, ma buone e che è un vero gusto avere. Ma è un circolo vizioso: compri dalla Cina per spendere poco e intanto in Italia non c’è lavoro… Per questo ho detto “siamo abituati ad essere poveri”: ci crediamo furbi per aver risparmiato pochi euro mangiando al fast food, non rendendoci conto che stiamo diventando schiavi della loro politica di globalizzazione e che, proprio per il nostro comportamento, un giorno non potremo più godere di un buon piatto di lasagne casarecce al ristorante, che intanto costa sempre di più per la diminuita domanda.
In conclusione, sì, clonassero un mio prodotto potrei reagire male, smettendo subito la mia pur modesta attività; primo perché perderei ogni gusto e secondo per non sfamare i parassiti. Ma credo anche che sia una rottura di scatole clonare il mio atomizzatore e che mai sarebbe uguale. Confido anche nella qualità umana delle persone che usano i miei prodotti, perché se li hanno scelti, un valore aggiunto devono avercelo trovato.
 
 

NOVITÀ

In molti mi chiedono di produrre un atomizzatore bf e se un giorno mi venisse un’idea per farne uno di buono ben venga! Ma la mia non è un’attività con fine di lucro: posso – e voglio – attendere l’ispirazione. Fare qualcosa col mio logo, scopiazzando quel che c’è di già esistente solo per aggiungere un prodotto a catalogo, per me non ha senso. Ad oggi non ho ancora avuto tempo per pensare ad altri atom. Cosa mi riservi il futuro non lo so! Intanto vediamo un po’ con questa TPD, ci sto lavorando in questi giorni con la speranza di soddisfare le numerose richieste di Vampire…
Una cosa è certa: grazie alla qualità del gruppo facebook, quando avrò nuovi progetti potrò contare nella collaborazione di alcune persone che ritengo davvero genuine e disponibili. Questo è il frutto più gradito del mio lavoro.
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Sembravan passati pochi minuti, ma ad un certo punto una voce femminile ha urlato “è pronto a tavola”. Erano quasi le 21 ed ho lasciato che Carlo Alberto raggiungesse i familiari per cena.
Che dire, mods a parte devo dire che Carlo Alberto è una persona davvero semplice, solare ed aperta col prossimo. Più volte mi ha ripetuto di non voler far diventare la sua passione un lavoro vero e proprio, di come già si senta in difficoltà perché non è in grado di dire “no” a nessuna richiesta. Cosa confermata anche dal fatto che mi abbia accettato in questo periodo di fuoco per lui, dove spesso leggevo i suoi post su facebook alle 2 di mattina con le foto del work in progress.
Ho voluto fare questa piccola intervista in quanto ho avuto la fortuna di trovare un modder del suo calibro a pochi km da casa, e spero di aver fatto piacere al forum per far capire a tutti la motivazione della differenze di costi tra prodotti artigianali e cloni prodotti su grande scala.

 
 
 
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In foto i tubi Anom, il Vampire 2 personale di Carlo Alberto, il tubo M1, i primi prototipi di Vampire, delle pipe P2ed il mio Vampire 2 acquistato in pre-order ad ottobre.
 
 
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Carlo Alberto ed il suo Vampire 2, con dietro i principali prodotti della sua azienda Titanium Srl: valvole per motori da corsa.
 
 
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Qualche dettaglio di lavorazione del Vampire 2

Articolo di:
Wildhoney