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Guida alla Sigaretta Elettronica (Nozioni di base)

Premessa

Scrivo questa guida perché in tanti che vogliono avvicinarsi a questo mondo non sanno da dove iniziare, come noi tutti del resto, quando eravamo alle prime armi. A mio avviso la sigaretta elettronica serve a farci smettere di utilizzare le sigarette tradizionali. Non voglio assolutamente pubblicizzarla come un hobby fine a se stesso: svapare è molto diverso dal fumare, perchè da un lato è noto che la nicotina faccia male, ma dall’altro si evitano 4200 sostanze tossiche di cui 79 altamente cancerogene per l’assunzione della stessa.
Sicuramente evitarle entrambe fa sicuramente meglio.

Detto ciò, scrivo questa guida per far si che chi entra nel mondo delle ecig non si trovi completamente spaesato, ma possa avere una base di informazioni prima di iniziare a cercare nozioni più specifiche.

 

Capitolo 1: Cosa è una sigaretta elettronica?

La sigaretta elettronica non è altro che uno strumento che permette di vaporizzare del liquido mediante il riscaldamento di una resistenza. Possiamo notare i componenti principali che compongono una sigaretta elettronica:


-la batteria: serve a fornire la corrente per riscaldare la resistenza.
-l’atomizzatore, che a sua volta si divide in:
-serbatoio (tank): il componente dove va travasato il liquido
-resistenza (coil): il componente che comprende una resistenza attorno alla quale viene avvolto del cotone. Questo viene imbevuto di liquido che riceve dal tank.
-bocchino (drip tip): il componente dove si va ad appoggiare le labbra
La batteria e l’atomizzatore vengono avvitati tra loro mediante una vite filettata.
Esistono vari tipi di connessione, i più classici sono l’attacco eGo, dove l’atomizzatore ha il filetto interno,

e l’attacco 510, dove l’atomizzatore ha il filetto esterno.

Capitolo 2: come funziona una sigaretta elettronica?
Se con le sigarette tradizionali il concetto era molto semplice: vai dal tabacchino, prendi le sigarette, accendi e fumi; ora la cosa si complica un po’, ma col tempo diventerà un abitudine e non ci si farà più caso. Il concetto base è molto semplice: si preme il tasto “fire” sulla batteria (quello che da corrente alla resistenza) e si aspira. Il problema, se così si può chiamare inizialmente, sta nella preparazione.

Capitolo 3: la prima accensione della sigaretta elettronica.

Per iniziare a svapare avrete bisogno di poche cose: una batteria, un atomizzatore, delle coil di ricambio, del liquido. La prima volta che si svapa è bene fare in ordine queste cose:
-pulire l’atomizzatore lavandolo con acqua corrente ed asciugandolo in ogni sua parte
-inizializzare la coil (vedi capitolo 4)
-riempire il tank di liquido
-collegare l’atomizzatore alla batteria
-regolare il voltaggio in base a quanto richiesto dalla coil (vedi capitolo 5)
-premere “fire” e svapare!

Capitolo 4: come inizializzare una coil.
La maggior parte delle coil ha una forma simile a questa:

un cilindro con dei fori laterali dove si vede il cotone, e dei fori ai due capi dove passa l’aria. Per inizializzare bene la coil bisogna bagnare con 2/3 gocce ognuno dei fori laterali, ed una goccia sul foro superiore. Successivamente bisogna montare la coil nell’atomizzatore, riempire di liquido, e lasciare in verticale per almeno 4 minuti. In questo tempo il cotone della coil si impregnerà per bene di liquido, e non si rischierà di bruciare il cotone secco alla prima svapata.

Capitolo 5: come regolare il voltaggio di una batteria.

Le batterie di nuove generazione permettono di regolare i Volt / Watt in modo da avere per tutta la durata della batteria la stessa sensazione di svapo. Vengono comunque utilizzate tutt’oggi batterie meccaniche (ossia senza il controllo di un componente elettronico) dove il voltaggio sarà proporzionale alla carica della batteria (a carica completa circa 4,2 volt, da scarica circa 3,6 volt). Perché stiamo parlando di Volt e Watt? Perché la vaporizzazione avviene grazie ad un semplice processo elettrico: una resistenza viene attraversata da della corrente elettrica, questa la scalda e vaporizza il liquido del cotone a contatto con la resistenza.
Vige quindi la legge di ohm: Potenza = Potenziale^2 / resistenza ( W = V*V/Ω).
Più potenza daremo alla batteria, più caldo sarà il nostro vapore. Vanno seguiti i voltaggi/wattaggi consigliati incisi sulle coil in quanto se il voltaggio è troppo basso, la resistenza non riuscirà a vaporizzare tutto il liquido (si sentiranno gorgoglii mentre si aspira), mentre se il voltaggio è troppo alto, il cotone non sarà in grado di assorbire il liquido in tempo e questo brucerà (sapore di bruciato, bisogna buttare via la coil).

Capitolo 6: liquidi e nicotina.
Inizialmente consiglio di usare liquidi tabaccosi, ossia che ricordino il sapore della vecchia sigaretta. Col tempo la curiosità vi porterà a cercare altri gusti, e vi si aprirà un modo che nemmeno immaginavate. Si può trovare praticamente qualsiasi aroma svapabile, dai tabaccosi ai fruttati, dai dolci alle cose più bizzarre.
Per quanto riguarda la nicotina, mediamente si inizia a svapare intorno ai 12mg/ml. Se si trova questa quantità troppo alta, è bene scendere a 9 o 6. Come lo si capisce? La nicotina da il colpo in gola (hit) che è per molti il principale piacere della sigaretta; maggiore è la quantità, e maggiore sarà l’hit. Se a fine giornata si avvertono giramenti di testa, nausea o mal di gola significa che la nicotina è troppo alta.
Non abbiate fretta di voler scendere a 0 nicotina: questa è il male minore delle sigarette tradizionali, ci si ammala per la combustione, per l’inalazione di catrame ed altre sostanze, ma non per la nicotina. Questa invece è la sostanza che ci da dipendenza ed assuefazione. Col tempo (mesi, anni) avrete sempre meno bisogno di nicotina, e potrete abbassarla gradualmente.

Capitolo 7: tiro di polmone o guancia?
Le sigarette tradizionali si tirano di guancia: si crea una depressione in bocca e si tira la sigaretta, successivamente si aspira il fumo per poi buttarlo fuori. Il tiro di polmone invece è differente, il fumo si aspira direttamente nei polmoni, diciamo come fumare un narghilè. Esistono vari tipi di atomizzatori, per tiro di guancia e/o polmone. Per chi inizia a svapare per smettere di fumare, ritengo sia meglio iniziare con un atomizzatore da tiro di guancia, in modo da ricordare il più possibile la vecchia sigaretta. Nel mondo dello svapo utilizzare un atomizzatore per tiro polmonare serve a fare i “nuvoloni”. Con un atom polmonare si inala quasi 3 volte il volume di vapore che con un atom da guancia: consiglio quindi di usarli con percentuali assolutamente basse di nicotina (sotto ai 3mg/ml).

I capitoli successivi sono nozioni più avanzate nel mondo dello svapo. Per un acquisto iniziale ciò che avete letto fino ad ora è più che sufficiente. I punti principali che possono farvi indirizzare su un acquisto piuttosto che un altro sono:
-quante sigarette fumavo al giorno? (per capire la quantità di nicotina)
-atomizzatore di guancia o di polmone?
-batteria grande che duri molto, o più piccola ma con la necessità di caricarla più spesso? (consiglio sempre con controllo elettronico, in pochi giorni vi stuferete delle meccaniche, in quanto la sera, a batteria scarica, la produzione di vapore sarà nettamente minore rispetto alla mattina)
-budget?

Buona svapata!

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Nozioni avanzate:

Capitolo 8: atomizzatori rigenerabili e rigenerazione
Gli atomizzatori rigenerabili si distinguono da quelli a coil intercambiabili in quanto hanno un deck con delle viti (2 o più) collegate rispettivamente ai poli positivo e negativo, sulle quali si va ad avvitare una resistenza fatta a mano, e non prodotta a livello industriale.

Partiamo dalla teoria: esistono diversi materiali adatti alla creazione di resistenze per il mondo del vaping:
-kanthal (il più usato): lega di acciaio-cromo-alluminio
-nichrome: lega di nickel e cromo
-ss316: acciaio inox
-titanio TA1
-nickel Ni200

Gli ultimi 2 non sono adatti all’uso standard, ossia quello di regolare i watt “VW” della batteria a piacere, ma vengono utilizzati con la funzione di controllo temperatura “TC” (Capitolo 9).
L’acciaio inox 316 può essere usato in entrambe le modalità.
Il nichrome veniva usato inizialmente nel mondo del vaping. Ha una temperatura massima di lavoro di 1250°C ed è stato sostituito negli ultimi periodi dal kanthal. Resta comunque un valido materiale.
Parliamo ora del kanthal: in commercio per il vaping esistono 3 tipologie principali di kanthal: A, A1, D.
La loro differenza sta nella composizione:
Kanthal D – Cr 22%, Al 4,8%, Fe rimanenza – massima temperatura di lavoro 1300°C
Kanthal A – Cr 22%, Al 5,3%, Fe rimanenza – massima temperatura di lavoro 1350°C
Kanthal A1 – Cr 23%, Al 5,8%, Fe rimanenza – massima temperatura di lavoro 1400°C

Il kanthal A1 è dunque il migliore sulla carta, ma a conti fatti vanno tutti bene per svapare.

I fili per produrre le resistenze vengono dimensionati in gauge (GA o AWG) per il diametro, e piedi (FT) per la lunghezza, sono unità di misura americane non facenti parte del sistema internazione.
1 piede corrisponde a 0,305 metri, e qui fare il rapporto è semplice. Per quanto riguarda i gauge, all’aumentare di questa unità il diametro del filo va a diminuire, quindi potrebbe trarre in inganno. Ecco una piccola tabella di confronto tra GA e MM.

Il nostri calcolatori per dimensionare le coil (ossia diametro filo, diametro punta di avvolgimento, numero spire.
Mediamente per atomizzatori con tiro di guancia vengono fatte coil di diametro 30-28 GA, su punta da 2 a 3 mm, per 5-8 spire (valori da 1 a 1,8 ohm).

Ci sono vari materiali che permettono di far arrivare il liquido alla coil. Grazie al costo irrisorio ed alla facilità di sostituzione, il cotone sta avendo un grosso successo nell’ultimo periodo. Ne hanno creati di appositi “per vapers”, ma a mio avviso il semplice pad di cotone Muji non sbiancato è ottimo per il suo rapporto qualità/prezzo.

Ogni atomizzatore risponde bene ad una data rigenerazione, alcuni vanno bene con cotone inserito ad S in camera di combustione, altri con il cotone dritto; alcuni con coil trasversale alle torrette, altri con coil inclinata. Essendo questa una guida generica non mi dilungo sui metodi di rigenerazione per singolo atom.

Capitolo 9: controllo temperatura
Svapare controllando la temperatura della resistenza è stata un’importantissima novità per quanto riguarda la sicurezza nel mondo del vaping.
Come è possibile fare ciò? Innanzitutto bisogna essere equipaggiati del giusto materiale:
-coil in nickel, titanio o acciaio (sia per i rigenerabili che per le coil già pronte)
-una box che supporti il controllo temperatura (quasi tutte quelle di ultima generazione)

Il principio di funzionamento, spiegato a livello terra-terra è questo: ogni materiale varia la sua resistenza in base alla temperatura. Settando sulla box il corretto materiale e fissando il valore della resistenza a temperatura ambiente, questa al variare della resistenza mentre si svapa (poiché si scalda) capisce di quanto varia la temperatura e, nel caso ci si avvicini al valore impostato, abbassa automaticamente la potenza erogata al fine di non superare il valore scelto. Questo permette di evitare la formazione di sostanze tossiche dovute ad una temperatura di esercizio troppo elevata.

Quindi, ricapitolando, per svapare in TC bisogna:
-montare la coil
-bloccare la resistenza sulla box (ogni box ha la sua procedura)
-impostare la temperatura limite
-e via a svapare

Su quasi tutte le box si possono regolare anche i Watt erogati. Durante il puff sul display si vede il continuo variare di Watt per restare sotto al valore di temperatura impostato. Io solitamente imposto i Watt leggermente superiori (2-3W) rispetto al valore medio durante il puff, questo per evitare uno spunto troppo alto quando si va a premere il pulsante fire.

Ma.. quale temperatura usare? Ci sono molte linee di pensiero. Poiché con i fruttati a me piace un vapore freddo, solitamente imposto la temperatura a 210°C, mentre coi tabaccosi a 240°C.
C’è da dire una cosa: il cotone ha una temperatura di ignizione di 266°C, sconsiglio dunque vivamente di impostare una temperatura superiore a quella per evitare di inalare sostanze tossiche.

Capitolo 10: liquidi fai da te
La più grossa spesa nel mondo della sigaretta elettronica (scimmie a parte) sono i liquidi. Per risparmiare anche in questo campo è possibile fare i liquidi in casa propria. Quasi tutte le ditte produttrici di liquidi mettono a disposizione anche le basi neutre e gli aromi concentrati per il “fai da te”.
I liquidi delle sigarette elettroniche sono composti da 3 sostanze principali:
-glicole propilenico (PG) – è un vettore per gli aromi e la nicotina ed aiuta leggermente il colpo in gola (hit) dando un effetto di secchezza in gola
-glicerina vegetale (VG) – da densità e fumosità al vapore.
-aromi.
A queste sostanze si possono aggiungere:
-acqua demineralizzata (H2O)
-nicotina (solitamente già disciolta nella base che andiamo a comprare)

Solitamente si acquista una base neutra, che ha già diluiti in essa il PG, VG, H20 e nicotina.
Le classiche basi hanno 50% PG – 50% VG oppure 45% PG – 45% VG – 10% H20 (per renderla più fluida) per avere un buon rapporto tra aroma (grazie al PG) e produzione di fumo (grazie al VG).
A questa base neutra vanno aggiunti gli aromi in percentuali consigliate dalle case madri (solitamente dal 3 al 15% in base alla marca), bisogna poi lasciare riposare per alcuni giorni (maturazione) il liquido, agitandolo più volte al giorno per qualche minuto.
Alcune persone sono intolleranti al glicole propilenico, oppure vogliono fare nuvoloni a discapito dell’aroma: si può tranquillamente fare una base con 80% VG e 20% H2O, alla quale andrà però aggiunta una maggiore quantità di aroma, non essendoci il PG a mescolarlo e maturarlo bene.

Nel caso non troviate la base neutra con la percentuale di nicotina gradita, è possibile acquistare una base con nicotina superiore ed una senza nicotina. È sufficiente poi mescolarle facendo una media ponderata per fare risultare una base con la percentuale di nicotina desiderata:

% nicotina base finale = (%nicotinaA * MLbaseA + %nicotinaB * MLbase B)/ (MLbaseA + MLbaseB)

Ricapitolando quindi, per fare un liquido in casa è sufficiente avere:
-base neutra
-aroma
-boccette (in plastica o vetro)
-un po’ di pazienza (dai 2 giorni per i gusti fruttati, ai 20 giorni per i tabaccosi)

Tutte queste informazioni sono state raccolte tra i vari topic di questo forum e messe in un’unica guida, al fine di semplificare la vita a chi si avvicina al mondo dello svapo.
Non tratto infatti alcun argomento nello specifico, voglio giusto dare un’infarinatura ai “novizi” per poi poter affrontare ciascun argomento in maniera più specifica nelle rispettive sezioni del forum.
Ringrazio quindi tutti gli utenti, special modo i moderatori, per aver condiviso le proprie conoscenze in SigarettaElettronicaForum.

Articolo di:
Wildhoney